Prima che la vite conquistasse il Mediterraneo e che il luppolo diventasse il cuore della birra, esisteva una bevanda che i popoli antichi consideravano sacra: l'idromele. Meno noto rispetto al vino o alla birra e spesso confuso con il sidro, l'idromele è in realtà un prodotto unico, nato dalla fermentazione del miele. Una bevanda che attraversa la storia dell'umanità e che ha trovato nei monasteri medievali il luogo d'elezione per il suo perfezionamento e la sua conservazione.

Una bevanda antica come l'uomo

Le tracce dell'idromele si perdono nella notte dei tempi. La diffusione di bevande fermentate ottenute dal miele è attestata fin dalle epoche più remote e in ogni angolo del globo. In Europa, uno dei ritrovamenti più affascinanti è avvenuto in Danimarca, dove in una coppa risalente all’Età del Bronzo sono state rinvenute tracce inequivocabili di una mistura a base di miele.

Grandi civiltà come quella egizia, greca, celtica e latina facevano uso regolare di acqua e miele fermentato. Persino Aristotele propose una ricetta di idromele che aveva appreso a sua volta dagli Illirici. Per secoli questa bevanda è stata considerata il "nettare degli dèi", capace di unire il piacere del palato a una simbologia legata al mondo delle api e alla loro opera.

    Foto di Aldo Gianfrate

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    Una bevanda antica come l'uomo

    Le tracce dell'idromele si perdono nella notte dei tempi. La diffusione di bevande fermentate ottenute dal miele è attestata fin dalle epoche più remote e in ogni angolo del globo. In Europa, uno dei ritrovamenti più affascinanti è avvenuto in Danimarca, dove in una coppa risalente all’Età del Bronzo sono state rinvenute tracce inequivocabili di una mistura a base di miele.

    Grandi civiltà come quella egizia, greca, celtica e latina facevano uso regolare di acqua e miele fermentato. Persino Aristotele propose una ricetta di idromele che aveva appreso a sua volta dagli Illirici. Per secoli questa bevanda è stata considerata il "nettare degli dèi", capace di unire il piacere del palato a una simbologia legata al mondo delle api e alla loro opera.

      Foto di Aldo Gianfrate

      L'idromele nei monasteri: tra necessità e virtù

      Nel Medioevo, l'idromele divenne un pilastro dell'economia e della dieta monastica, specialmente nell’Europa Settentrionale e Orientale. Laddove il clima troppo rigido non permetteva la coltivazione della vite, l'idromele si diffuse al posto del vino nei refettori monastici.

      In Russia e in Polonia, nei monasteri del XII secolo, la produzione di idromele era così imponente che la spesa per la sua produzione era seconda solo a quella del grano. I monaci, maestri di apicoltura, avevano compreso che nulla andava sprecato. Padre Adam, figura leggendaria dell’apicoltura presso l’abbazia di Buckfast, descriveva con ammirazione questa parsimonia virtuosa: 

      «I nostri avi dopo che tutto il miele possibile era stato recuperato lavavano i favi, strizzandoli e sgocciolandoli, e dall’acqua residua del lavaggio ricavavano ancora una bevanda [...]»

      Questa "acqua residua", ricca di zuccheri e lieviti naturali, diventava la base per una fermentazione spontanea che dava vita a un prodotto umile ma generoso.

      Foto di Aldo Gianfrate

      L'idromele nei monasteri: tra necessità e virtù

      Nel Medioevo, l'idromele divenne un pilastro dell'economia e della dieta monastica, specialmente nell’Europa Settentrionale e Orientale. Laddove il clima troppo rigido non permetteva la coltivazione della vite, l'idromele si diffuse al posto del vino nei refettori monastici.

      In Russia e in Polonia, nei monasteri del XII secolo, la produzione di idromele era così imponente che la spesa per la sua produzione era seconda solo a quella del grano. I monaci, maestri di apicoltura, avevano compreso che nulla andava sprecato. Padre Adam, figura leggendaria dell’apicoltura presso l’abbazia di Buckfast, descriveva con ammirazione questa parsimonia virtuosa: 

        «I nostri avi dopo che tutto il miele possibile era stato recuperato lavavano i favi, strizzandoli e sgocciolandoli, e dall’acqua residua del lavaggio ricavavano ancora una bevanda [...]»

        Questa "acqua residua", ricca di zuccheri e lieviti naturali, diventava la base per una fermentazione spontanea che dava vita a un prodotto umile ma generoso.

        Segreti di produzione: dalla botte alla bottiglia

        La ricetta base dell'idromele è di una semplicità disarmante: acqua e miele. Tuttavia, è nel processo che risiede l'arte. Anticamente, la fermentazione avveniva in grandi tini di legno grazie ai lieviti presenti nell'aria o nel miele stesso, che solitamente era quello dell'ultima spremitura, più impuro e dunque più ricco di microrganismi.

        A seconda del tempo di invecchiamento e della quantità di zuccheri, si potevano ottenere due grandi famiglie di prodotti:

        Idromeli dolci: più giovani, con una gradazione alcolica inferiore, dove rimanevano zuccheri non fermentati che donavano morbidezza e corpo.

        Idromeli secchi: invecchiati più a lungo, più limpidi e con una gradazione alcolica più elevata (tra gli 11° e i 15°).

        Oggi, sebbene gli impianti di produzione siano in acciaio inox per garantire l’igiene, il legno resta fondamentale per la caratterizzazione finale. L'affinamento dona all'idromele moderno una complessità che spazia dal floreale al fruttato, fino a note di caramello e spezie.

        14,10 €
        COLORE: DoratoGRADO ALCOLICO: 11% vol.TEMPERATURA DI SERVIZIO: 10-12 °CCONFEZIONE: bottiglie da 50 cl

        Segreti di produzione: dalla botte alla bottiglia

        La ricetta base dell'idromele è di una semplicità disarmante: acqua e miele. Tuttavia, è nel processo che risiede l'arte. Anticamente, la fermentazione avveniva in grandi tini di legno grazie ai lieviti presenti nell'aria o nel miele stesso, che solitamente era quello dell'ultima spremitura, più impuro e dunque più ricco di microrganismi.

        A seconda del tempo di invecchiamento e della quantità di zuccheri, si potevano ottenere due grandi famiglie di prodotti:

        Idromeli dolci: più giovani, con una gradazione alcolica inferiore, dove rimanevano zuccheri non fermentati che donavano morbidezza e corpo.

        Idromeli secchi: invecchiati più a lungo, più limpidi e con una gradazione alcolica più elevata (tra gli 11° e i 15°).

        Oggi, sebbene gli impianti di produzione siano in acciaio inox per garantire l’igiene, il legno resta fondamentale per la caratterizzazione finale. L'affinamento dona all'idromele moderno una complessità che spazia dal floreale al fruttato, fino a note di caramello e spezie.

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        COLORE: DoratoGRADO ALCOLICO: 11% vol.TEMPERATURA DI SERVIZIO: 10-12 °CCONFEZIONE: bottiglie da 50 cl

        Un ventaglio di aromi per ogni palato

        L'offerta di idromele oggi è sorprendentemente variegata, tanto da poter competere con i più grandi vini da meditazione. A seconda del miele utilizzato e della tecnica di affinamento, possiamo degustare:

          Versioni leggere e secche simili a uno Sherry

          Versioni dolci e vellutate ideali come vino da dessert

          Varianti frizzanti che ricordano i migliori spumanti

          Idromeli molto invecchiati e strutturati che richiamano la complessità di un Porto o di un Madera.

          Questa versatilità lo rende un compagno perfetto non solo per i dolci, ma anche per formaggi erborinati o stagionati.

          Foto di Aldo Gianfrate

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          Un ventaglio di aromi per ogni palato

          L'offerta di idromele oggi è sorprendentemente variegata, tanto da poter competere con i più grandi vini da meditazione. A seconda del miele utilizzato e della tecnica di affinamento, possiamo degustare:

            Versioni leggere e secche simili a uno Sherry

            Versioni dolci e vellutate ideali come vino da dessert

            Varianti frizzanti che ricordano i migliori spumanti

            Idromeli molto invecchiati e strutturati che richiamano la complessità di un Porto o di un Madera.

            Questa versatilità lo rende un compagno perfetto non solo per i dolci, ma anche per formaggi erborinati o stagionati.

            Foto di Aldo Gianfrate

            Medicina per il corpo e per lo spirito

            Non dobbiamo dimenticare che l'idromele, per secoli, è stato considerato anche un rimedio terapeutico. Nicolas Lémery, celebre medico alla corte di Luigi XIV, ne tesseva le lodi con queste parole: 

              «L’idromele fortifica lo stomaco, rallegra il cuore, eccita le menti, lo si usa per golosità e come medicina, poiché è a dir poco tanto gradevole al palato e tanto generoso quanto il vino spagnolo»

              Ancora oggi, sorseggiare un bicchiere di idromele significa fare un viaggio nel tempo. È un invito a riscoprire la un ritmo calmo, la generosità della natura e quella sapienza monastica che ha saputo trasformare l'oro delle api in una bevanda leggendaria.

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              Medicina per il corpo e per lo spirito

              Non dobbiamo dimenticare che l'idromele, per secoli, è stato considerato anche un rimedio terapeutico. Nicolas Lémery, celebre medico alla corte di Luigi XIV, ne tesseva le lodi con queste parole: 

                «L’idromele fortifica lo stomaco, rallegra il cuore, eccita le menti, lo si usa per golosità e come medicina, poiché è a dir poco tanto gradevole al palato e tanto generoso quanto il vino spagnolo»

                Ancora oggi, sorseggiare un bicchiere di idromele significa fare un viaggio nel tempo. È un invito a riscoprire la un ritmo calmo, la generosità della natura e quella sapienza monastica che ha saputo trasformare l'oro delle api in una bevanda leggendaria.

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